La vittoria della mediocrazia

Esiste da sempre una categoria di essere umani la cui unica caratteristica è la mediocrità. Individui che riescono a temperare ogni emozione e attraversano come funamboli la valle degli estremi. E attenzione, l’accezione del termine non è quella positiva di un’aurea mediocritas decantata da Orazio, ovvero la ponderata via di mezzo, l’ottimale posizione di equilibrio. Con mediocrità, ci si riferisce allo zeitgeist della nostra epoca, che sembra aver invaso come un virus ogni settore della società. È questo il concetto espresso dal libro “La mediocrazia”, di Alain Deneault, che esordisce con queste parole:

C’è stato un indolore, sotterraneo – al limite del silenzioso – assalto al palazzo di inverno del potere globale. A compierlo non sono stati temibili orde di soldati, operai e contadini, bensì i mediocri. Sono loro ormai che governano il mondo, controllano che tutto proceda come dettato da impersonali algoritmi o asfittiche procedure burocratiche

È un incipit molto esplicativo della tesi che si andrà esprimendo nel corso del pamphlet, ovvero: la subdola guerra che eravamo inconsapevoli di combattere ha visto trionfare l’omologazione asettica, il rassicurante gregarismo, il passivo adattamento alle situazioni e alle persone. Irrefrenabili, numerosi e veloci come ratti, omuncoli fantocci hanno espugnato ogni settore della società: a cominciare dal campo artistico, contaminato in maniera sempre più ingerente dai cosiddetti “talent show”, che al posto del talento vedono puntualmente trionfare la malleabilità ai gusti (spesso volgari) della massa del pubblico, fino all’ambito accademico e lavorativo, dove qualsiasi dirottamento dalla passiva obbedienza viene punito, per finire alla politica, in particolar modo quella nostrana, a proposito della quale la scrittrice Barbara Alberti ha giustamente detto: “In quelli che hanno in mano la cosa pubblica mi stupisce la pochezza delle loro ambizioni, immaginare solo il proprio tornaconto, quando il gioco potrebbe essere così emozionante, guidare le sorti dell’Italia, potenziarne le possibilità, che avventura sarebbe, invece di quelle vitucce miserabili e corrotte”.

golconda-magritte
Magritte, Golconda

Protagonisti di questo scenario sono dimenticabili personaggi fin troppo similari al grottesco Cicicov, protagonista del capolavoro di Gogol “Le anime morte”. L’autore lo descrive infatti in questa maniera: “un signore né bello né brutto, né troppo grasso né troppo magro; non si poteva dire che fosse vecchio, d’altronde non era neanche troppo giovane”.. dando così il via a quest’altalenante definizione al negativo, che in definitiva traccia i contorni del personaggio: una grande bolla piena di nulla. Nessuna passione, nessuna stranezza, nessuna peculiarità: è questo che rende nel libro, palese ritratto della vita reale, il nostro Cicikov capace di essere amato da tutti. I suoi compagni brillanti ma ribelli vengono castigati, soppressi e annientati. Lui, in tutta la sua tronfia vigliaccheria, riesce a scalare i gradini della società passo dopo passo. Anche se, a onor del vero, bisogna dichiarare che una caratteristica il nostro eroe l’aveva. Il mediamente piccolo personaggio, infatti, strabordava di poshlost. Questo è un termine intraducibile in italiano, ma grazie a Nabokov possiamo fornire una definizione di cosa si intende in Russia quando questa parola viene scagliata addosso a qualcuno: “Il ciarpame rifritto, i volgari luoghi comuni, il filisteismo in ogni sua fase, le imitazioni delle imitazioni, le profondità fasulle, la pseudoletteratura rozza, idiota e disonesta — questi sono esempi ovvi. Ma se vogliamo scovare la poshlost che si annida nella prosa contemporanea, dobbiamo cercarla nel simbolismo freudiano, nelle mitologie tarlate, nei commenti sociologici, nei messaggi a favore dell’umanità, nelle allegorie politiche, nell’attenzione eccessiva alla classe o alla razza e nel genericume giornalistico che tutti conosciamo. La poshlost’ si esprime in concetti come ´L’America non è meglio della Russia’, o ´Siamo tutti responsabili delle colpe della Germania’. I fiori della poshlost’ sbocciano in locuzioni e termini come ´il momento della verità, ´carisma’, ´esistenziale’ (usato seriamente), ´dialogo’ (riferito alle discussioni politiche tra le nazioni) e ´vocabolario’ (riferito a un imbrattatele). Elencare d’un sol fiato Auschwitz, Hiroshima e il Vietnam è un esempio di poshlost’ sediziosa. Appartenere a un club esclusivo (che sfoggia un solo nome ebreo, quello del tesoriere) è poshlost’ snob. Le recensioni da strapazzo sono spesso poshlost’, ma la poshlost’ si nasconde anche in certi saggi superciliosi. La poshlost’ definisce il signor Vuoto un grande poeta, e il signor Montatura un grande romanziere.”

Senza-volto
Magritte

E questa dettagliata descrizione non sembra prestarsi a descrivere unicamente Cicikov, bensì la maggioranza intera degli abitanti di questo tempo, di questa epoca che “non è mai stata più grama e meschina”, e la cui caratteristica è “l’incapacità di grandezza”, per citare le parole di Fernando Pessoa. Anche se non volessimo scivolare nello scontato riferimento Nietzchano, basterebbe guardarsi intorno per capire che in seguito alla vittoria della mediocrazia le pecore sono riuscite a divorare i lupi. Lo spazio per l’eroismo, l’ambizione e la gloria è stato ridotto a un claustrofobico ritaglio tra sensi di colpa ed emarginazione sociale. Gli acritici soldati dell’armata dei mediocri sono riusciti, quasi completamente, a schiacciare sotto i passi della loro marcia compatta gran parte delle deviazioni e delle sbavature dai confini del loro comprendonio.  Nell’Iliade 2.0 non c’è spazio per Achille.

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2 Comments

  1. Riflessione del tutto condivisibile ed esplicativa della mediocrità che ci circonda.
    Hai il pregio di saper proporre contenuti sempre interessanti con uno stile divulgativo e gradevole, che rende chiari anche i concetti più complessi.
    Complimenti!

    Mi piace

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